{"product_id":"9788858406175","title":"Io sono l'ultimo","description":"Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e violenza. Un indimenticabile racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell'Anpi, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o ridere in classe del Duce. Un racconto emozionante, vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull'Italia di oggi.\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  ***\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  «Ventisette anni dopo, una sera del 1971, sento suonare il campanello di casa. Era un tedesco. Dice che ha piacere di parlare con un comandante partigiano. Lo riconosco. E dopo un momento, gli dico: - Lei ha ucciso mio padre».\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  \u003cb\u003eCarlo Varda «Charles», Chiomonte (Torino), 1925, ferroviere\u003c\/b\u003e\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  ***\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  «Alla mattina ho visto una cassa da morto. Allora mi hanno detto: - Guarda che dobbiamo farti il funerale. Era l'unico modo per portarmi all'ospedale. Avevo un bastoncino per alzare il coperchio. Ma ad Alpignano i tedeschi hanno fermato il carro funebre».\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  \u003cb\u003eCesare Mondon «Rino», Collegno (Torino), 1923\u003c\/b\u003e\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  ***\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  «Si chiamava Giambattista, ma il suo nome di battaglia era \"Fifa\", anche se era coraggiosissimo. È morto nel 1944, a ventitre anni. L'ho saputo sei mesi dopo, a primavera, quando la neve si sciolse sul Monte Caio e il corpo fu ritrovato. Gli porto ancora i fiori. Dev'essere stato importante per me, se mentre ne scrivo me lo rivedo davanti agli occhi. L'unico nostro bacio è stato d'addio».\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  \u003cb\u003eAnita Malavasi «Laila», Reggio Emilia, 1921, studentessa\u003c\/b\u003e\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  ***\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  «Ai ragazzi dico questo. Pensate le cose impensabili. Si può sopravvivere a una guerra. Si può saltare un cancello alto alto con delle lance acuminate in cima e resistere a un tempo che vuole scambiare la giovinezza con la fame e la morte. Si può scappare dai campi di concentramento in Germania usando un filo di ferro. Si può ritornare a casa quando tutto sembra distrutto e perduto e ricominciare da capo. E sapere, sul treno di ritorno, con le macerie che passano dai finestrini, che a casa ti stanno aspettando tua moglie e tua figlia».\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  \u003cb\u003eFerruccio Mazza, Ferrara, 1921, operaio\u003c\/b\u003e\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  ***\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  «A novantanove anni, ogni tanto, tendo a cadere. Perdo l'equilibrio e cado. E va bene. Però questa è stata la mia vita e io l'ho vissuta intensamente e con entusiasmo, soffrendo, amando e lottando. E ho continuato a fare. Se no, come si fa?»\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  \u003cb\u003eGiovanna Marturano, Roma, 1912, studentessa\u003c\/b\u003e\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  ***\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e  «In bicicletta si farà un giro di Pisa lasciando una rosa sopra ogni targa. È sempre difficile trovare gente per le commemorazioni, perché da noi gli eccidi piú grandi sono avvenuti d'estate. Ma io credo che qualcuno verrà».\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e \u003cb\u003e Giorgio Vecchiani «Lungo», Pisa, 1926, impiegato\u003c\/b\u003e","brand":"EINAUDI","offers":[{"title":"Default Title","offer_id":47143154548976,"sku":"9788858406175","price":9.99,"currency_code":"USD","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0737\/7593\/9824\/files\/9788858406175_p0.jpg?v=1763770053","url":"https:\/\/shop-qa.barnesandnoble.com\/products\/9788858406175","provider":"Barnes \u0026 Noble (DEV)","version":"1.0","type":"link"}