Anna Russo
Pao alla conquista del mondo
Pao alla conquista del mondo
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Il sole era esattamente lì dove doveva essere.
Riscaldava correttamente e uno che non c’era abituato avrebbe detto che scottava.
Anche la sabbia non si smentiva.
Se ne stava distesa, il più piatta possibile rispetto all’orizzonte e guardava il cielo e non volendo essere disturbata, bruciava, così nessuno ci poteva camminare.
Il vento, l’unico che con la sabbia poteva prendersi qualche confidenza, provava a farla sollevare a tratti la faceva persino volare, ma non c’era niente da fare. Testarda com’era la sabbia si gettava giù e si riappiattiva tutta schiacciata.
Giusto! Era sabbia e questo era il suo compito.
E in quel posto ognuno svolgeva bene il suo compito.
C’era il sole, che faceva il sole e si divideva il cielo con la luna, che faceva la luna.
C’era il vento, che lavorava anche di notte e faceva il vento.
La sabbia faceva se stessa senza interrompersi mai e poi non c’era altro, escludendo loro, che non erano elementi del paesaggio.
*
Loro erano un miracolo per alcuni, uno scherzo del destino per altri e per i più pratici un gruppo di quarantacinque donne e sessanta bambini, che, andando contro ogni aspettativa e ogni teoria sulle tecniche di sopravvivenza, vivevano su un pezzetto di quella sabbia gialla e, per non smentire le caratteristiche del posto, interpretavano loro stessi senza interrompersi mai.
Insomma da quelle parti ognuno era se stesso, senza fare né più, né meno di quello che il destino gli avesse richiesto.
Le cose accadevano una dietro l’altra oppure contemporaneamente a seconda di come dovessero essere fatte e non c’era nulla di più perfetto.
Anche Pao rientrava nella logica degli avvenimenti.
*
Pao era un granello di sabbia, un alito di vento, una pagliuzza che rotola, una lucertola, uno scarabeo, una goccia d’acqua, una pietra… dipendeva da quello che vedeva.
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