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Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, Tomo V (of 16)
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Mentre il governo va incessantemente modificando i talenti, le virtù, l'ingegno e le abitudini dei popoli, scopronsi non pertanto nel carattere delle nazioni certi tratti originali, che i tempi e le circostanze non hanno potuto interamente cancellare. Così gli Spagnuoli e gl'Italiani sembranci essenzialmente diversi. Queste due nazioni, sebbene abbiano un'origine quasi comune, perchè formate dalla mescolanza de' Romani coi Goti; sebbene abitino in [4] climi press'a poco eguali, ed abbiano idiomi vicinissimi che quasi potrebbero dirsi dialetti d'un solo idioma; sebbene ricuperassero quasi nella stessa epoca la libertà e nella stessa epoca la perdessero; sebbene abbiano lungo tempo ubbidito ai medesimi sovrani e tenuta la medesima religione, hanno qualità affatto diverse che li distinguono, e che quasi senza alterazione si sono trasmesse di padre in figlio. E queste fondamentali diversità tra le razze degli uomini è forse uno de' più importanti oggetti di meditazione che a noi presenti la storia. Abbiamo di già conosciuta l'origine del carattere degli Italiani: abbiamo veduti i Barbari portare loro lo spirito d'indipendenza, raddolcito nelle città d'origine romana, più ricche e numerose in Italia che nel rimanente dell'Europa. Assai per tempo queste città manifestarono il desiderio di libertà. Furono esse le prime che aspirarono a partecipare della sovranità, rompendo i legami che le attaccavano all'impero e cambiando le loro leggi municipali in costituzioni repubblicane: furono esse le prime che, tra i membri del corpo feudale fattesi indipendenti, acquistarono una regolare organizzazione, e seppero energicamente valersi delle loro forze. Esse [5] non tardarono a soggiogare il rimanente della nazione: i vescovi furono spogliati d'ogni sovranità temporale; i principi ed i marchesi scomparvero a poco a poco rifiniti da intraprese troppo sproporzionate ai loro mezzi; ed i gentiluomini si videro sforzati a sottomettersi e cercare il diritto di cittadinanza.
Questa preponderante influenza delle città è la vera origine del carattere distintivo degl'Italiani, di quel carattere che li rende essenzialmente diversi dagli Spagnuoli, presso i quali la nobiltà campagnuola, sempre occupata nelle guerre contro i Mori, a sè chiamando gli sguardi e la stima della nazione, conservava una importantissima parte del governo per sè medesima. La costituzione repubblicana delle città comunicò a tutta la nazione italiana un movimento più attivo, rendendola capace di grandi azioni, di un maggiore sviluppo di talenti, di patriottismo, d'intelligenza, accrescendone all'istante la popolazione e le ricchezze, e facendo in breve fiorire le arti, le lettere, le scienze. L'influenza de' gentiluomini conservò alla nazione spagnuola qualità più speciose di valore, di galanteria, di dilicatezza, d'onore. Tutti gli Spagnuoli presero i loro nobili per modello [6] ed acquistarono quell'aria cavalleresca che tuttavia conservano. Gl'Italiani formaronsi invece alla scuola de' borghesi, onde ne contrassero un non so che di plebeo non per anco affatto cancellato dalla presente generazione.
Effettivamente il sistema feudale fu prima abolito in Italia che nelle altre province d'Europa. All'epoca presente questo sistema più non aveva veruna consistenza, sebbene i giuristi lo insegnassero ancora come parte della legge dello stato. Le repubbliche che si erano da principio moltiplicate in tutta l'Italia, non ebbero lunga durata; ed abbiamo già veduto tutte quelle della Lombardia e dello stato della chiesa cadute in potere di qualche tiranno. Ma questi nuovi signori, che poi ebbero il titolo di duca o di marchese, non andavano debitori della potenza loro a quell'antica costituzione del Nord da cui ebbe principio la nobiltà in tutto il resto dell'Europa; essi erano i figli di quelle città medesime di cui eransi fatti sovrani, e dal popolo riconoscevano la loro autorità. La democrazia, che precedette le nuove signorie, aveva dato un carattere più assoluto e dispotico al governo d'un solo, col rendere eguali in faccia al principe tutti i [7] ranghi della nazione, e distruggendo tutti i privilegi di quegli ordini che avrebbero potuto impedire lo stabilimento del potere arbitrario. Vero è che i nuovi signori trovarono ben tosto conveniente di accrescere splendore alle loro corti col prestigio della nobiltà. Chiamarono presso di loro que' gentiluomini ch'erano stati avviliti ed oppressi, crearono cavalieri, chiesero agl'imperatori germanici diplomi di nobiltà pei loro favoriti, e per ultimo ne accordarono di propria autorità.
Questa preponderante influenza delle città è la vera origine del carattere distintivo degl'Italiani, di quel carattere che li rende essenzialmente diversi dagli Spagnuoli, presso i quali la nobiltà campagnuola, sempre occupata nelle guerre contro i Mori, a sè chiamando gli sguardi e la stima della nazione, conservava una importantissima parte del governo per sè medesima. La costituzione repubblicana delle città comunicò a tutta la nazione italiana un movimento più attivo, rendendola capace di grandi azioni, di un maggiore sviluppo di talenti, di patriottismo, d'intelligenza, accrescendone all'istante la popolazione e le ricchezze, e facendo in breve fiorire le arti, le lettere, le scienze. L'influenza de' gentiluomini conservò alla nazione spagnuola qualità più speciose di valore, di galanteria, di dilicatezza, d'onore. Tutti gli Spagnuoli presero i loro nobili per modello [6] ed acquistarono quell'aria cavalleresca che tuttavia conservano. Gl'Italiani formaronsi invece alla scuola de' borghesi, onde ne contrassero un non so che di plebeo non per anco affatto cancellato dalla presente generazione.
Effettivamente il sistema feudale fu prima abolito in Italia che nelle altre province d'Europa. All'epoca presente questo sistema più non aveva veruna consistenza, sebbene i giuristi lo insegnassero ancora come parte della legge dello stato. Le repubbliche che si erano da principio moltiplicate in tutta l'Italia, non ebbero lunga durata; ed abbiamo già veduto tutte quelle della Lombardia e dello stato della chiesa cadute in potere di qualche tiranno. Ma questi nuovi signori, che poi ebbero il titolo di duca o di marchese, non andavano debitori della potenza loro a quell'antica costituzione del Nord da cui ebbe principio la nobiltà in tutto il resto dell'Europa; essi erano i figli di quelle città medesime di cui eransi fatti sovrani, e dal popolo riconoscevano la loro autorità. La democrazia, che precedette le nuove signorie, aveva dato un carattere più assoluto e dispotico al governo d'un solo, col rendere eguali in faccia al principe tutti i [7] ranghi della nazione, e distruggendo tutti i privilegi di quegli ordini che avrebbero potuto impedire lo stabilimento del potere arbitrario. Vero è che i nuovi signori trovarono ben tosto conveniente di accrescere splendore alle loro corti col prestigio della nobiltà. Chiamarono presso di loro que' gentiluomini ch'erano stati avviliti ed oppressi, crearono cavalieri, chiesero agl'imperatori germanici diplomi di nobiltà pei loro favoriti, e per ultimo ne accordarono di propria autorità.
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