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Gingko edizioni
Il mestiere dell'Umanita
Il mestiere dell'Umanita
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La storia sconvolgente di una famiglia tenuta in ostaggio per dieci anni dagli errori medici e dall’ottusità del sistema sanitario italiano
« Un giorno un chirurgo mi disse: "Sono un chirurgo, io taglio, non curo le malattie". »
« C’è un limite alle sofferenze che un essere vivente può sostenere? Fino a quando un cuore può sopportare gli spasmi di dolore che fanno sussultare e trattenere il fiato, facendo contrarre lo stomaco e alterando il battito, prima di scoppiare come un palloncino strizzato? Fino a che punto il cervello può sopportare la continua sofferenza prima di staccare la spina e decidere che non ce la fa più? Ci sono voluti ben nove anni, undici interventi chirurgici, sette primari (tutti grandi professori) e un numero imprecisato di medici e, alla fine di questa guerra, che io non mi sono mai sognata di dichiarare, sono rimasti sul campo una MIA gamba, il MIO occhio sinistro, parte del MIO occhio destro, la MIA mano sinistra, le dita del MIO piede destro, il MIO sistema cardiaco e in pratica la mia vita. Ho più cicatrici della moglie di un lanciatore di coltelli alcolizzato! »
Una testimonianza autentica, un atto d’accusa alla malasanità italiana, l’odissea di una donna che a trentasei anni entra in ospedale per una banale varicella e ne esce profondamente deturpata.
« Un giorno un chirurgo mi disse: "Sono un chirurgo, io taglio, non curo le malattie". »
« C’è un limite alle sofferenze che un essere vivente può sostenere? Fino a quando un cuore può sopportare gli spasmi di dolore che fanno sussultare e trattenere il fiato, facendo contrarre lo stomaco e alterando il battito, prima di scoppiare come un palloncino strizzato? Fino a che punto il cervello può sopportare la continua sofferenza prima di staccare la spina e decidere che non ce la fa più? Ci sono voluti ben nove anni, undici interventi chirurgici, sette primari (tutti grandi professori) e un numero imprecisato di medici e, alla fine di questa guerra, che io non mi sono mai sognata di dichiarare, sono rimasti sul campo una MIA gamba, il MIO occhio sinistro, parte del MIO occhio destro, la MIA mano sinistra, le dita del MIO piede destro, il MIO sistema cardiaco e in pratica la mia vita. Ho più cicatrici della moglie di un lanciatore di coltelli alcolizzato! »
Una testimonianza autentica, un atto d’accusa alla malasanità italiana, l’odissea di una donna che a trentasei anni entra in ospedale per una banale varicella e ne esce profondamente deturpata.
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