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Gingko edizioni
Storia vera di Carlo Orlandi. El Negher di Porta Romana
Storia vera di Carlo Orlandi. El Negher di Porta Romana
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Considerato oggi uno dei più grandi pugili italiani di ogni tempo, Carlo Orlandi è stato per il pugilato italiano quello che il Grande Torino, gli "Invincibili" di Valentino Mazzola, è stato per il calcio. Una leggenda. Con centoventisette combattimenti e sole diciannove sconfitte in quindici anni di carriera professionistica scrisse una delle più belle pagine della storia della boxe italiana. Atleta dalle caratteristiche eccezionali, combattente dalle qualità innate, impose la sua forte personalità e un carisma unico in un ambiente difficile e spietato, e questo nonostante un handicap (era sordomuto) che gli limitò, almeno in parte, la possibilità di potersi esprimere liberamente.
Soprannominato ''El Negher" di Porta Romana, fu un ragazzino prodigio, primo pugile campione olimpico, idolo dei lontani paesi nordici, orgoglio della razza italica per il regime fascista. Icona dello sport, celebrità, idolo delle folle, dominatore del ring, capace di riempire con le sue imprese le prime pagine dei più importanti rotocalchi sportivi del tempo, Orlandi ha segnato in modo indelebile l'epoca dei grandi campioni del ring. Insieme a Cleto Locatelli ha inventato una nuova categoria di pugili, quella degli stilisti, mirabili interpreti del significato più profondo e puro dell'arte nobile della difesa. Egli appartiene a una schiatta di atleti leggendari, le cui imprese hanno segnato un'epoca memorabile e irripetibile per il pugilato: gli anni Trenta.
Nato nel 1910 a Milano, Carlo Orlandi si avvicinò alla boxe appena quindicenne, dopo che un grave trauma psicologico lo aveva reso sordo e muto. Nel 1928 vinse i campionati italiani dei pesi leggeri e partecipò alle Olimpiadi di Amsterdam, conquistando la prima medaglia d'oro olimpica per il pugilato italiano. Passato professionista nel 1929, diventò campione italiano e più tardi d'Europa. Il libro narra le vicende sportive e umane che lo videro protagonista, le conquiste e le cadute, le gesta epiche che realizzò durante la sua straordinaria carriera sportiva e che rimasero impresse in quell'epopea leggendaria dei pionieri della boxe. Nell'epoca delle prime trasvolate atlantiche, dei Tour de France sulle strade polverose, della favolosa Coppa Rimet conquistata due volte di seguito dai calciatori azzurri, degli assi spericolati che su bolidi rossi sfidavano il tempo e la morte dietro a ogni curva, Orlandi incarnò il fascino intramontabile dei personaggi audaci raccontati da Jack London e Ernest Hemingway, la competizione, la rivalità, il duello e la purezza autentica e spavalda del coraggio.
Riuscì a farsi amare al di fuori dei confini dello sport, come pochi altri atleti sono riusciti a fare. Oltre a essere un pugile straordinario, non ebbe mai vergogna di mostrare in pubblico tutte le debolezze della sua emotività.
Il pubblico nutrì per lui un sentimento d'affetto profondissimo, un amore viscerale autentico, si identificò in lui, si immedesimò in ogni suo gesto, in ogni successo e nelle sconfitte più cocenti. Guerriero temerario dal cuore nobile e generoso, fu visto vincere e gioire, esaltarsi ed esaltare, ma anche crollare rovinosamente. Venne avvolto dal fango dell'infamia, si prese la sua rivincita, conquistando l'Europa e stravolgendo ogni classifica e pronostico. Le folle impazzirono per lui. Il destino gli si accanì contro. Lo allontanò dal ring. Subì un ko devastante che lo rese inabile alla professione. Sembrò sconfitto per sempre, venne abbandonato da tutti, dimenticato, eppure ancora compì il miracolo. Tornò a combattere, da grande, dopo quasi due anni di insopportabile lontananza, mentre in Europa l'ira delirante della follia bellica infuriava, stravolgendo ogni cosa, anche per lui.
Soprannominato ''El Negher" di Porta Romana, fu un ragazzino prodigio, primo pugile campione olimpico, idolo dei lontani paesi nordici, orgoglio della razza italica per il regime fascista. Icona dello sport, celebrità, idolo delle folle, dominatore del ring, capace di riempire con le sue imprese le prime pagine dei più importanti rotocalchi sportivi del tempo, Orlandi ha segnato in modo indelebile l'epoca dei grandi campioni del ring. Insieme a Cleto Locatelli ha inventato una nuova categoria di pugili, quella degli stilisti, mirabili interpreti del significato più profondo e puro dell'arte nobile della difesa. Egli appartiene a una schiatta di atleti leggendari, le cui imprese hanno segnato un'epoca memorabile e irripetibile per il pugilato: gli anni Trenta.
Nato nel 1910 a Milano, Carlo Orlandi si avvicinò alla boxe appena quindicenne, dopo che un grave trauma psicologico lo aveva reso sordo e muto. Nel 1928 vinse i campionati italiani dei pesi leggeri e partecipò alle Olimpiadi di Amsterdam, conquistando la prima medaglia d'oro olimpica per il pugilato italiano. Passato professionista nel 1929, diventò campione italiano e più tardi d'Europa. Il libro narra le vicende sportive e umane che lo videro protagonista, le conquiste e le cadute, le gesta epiche che realizzò durante la sua straordinaria carriera sportiva e che rimasero impresse in quell'epopea leggendaria dei pionieri della boxe. Nell'epoca delle prime trasvolate atlantiche, dei Tour de France sulle strade polverose, della favolosa Coppa Rimet conquistata due volte di seguito dai calciatori azzurri, degli assi spericolati che su bolidi rossi sfidavano il tempo e la morte dietro a ogni curva, Orlandi incarnò il fascino intramontabile dei personaggi audaci raccontati da Jack London e Ernest Hemingway, la competizione, la rivalità, il duello e la purezza autentica e spavalda del coraggio.
Riuscì a farsi amare al di fuori dei confini dello sport, come pochi altri atleti sono riusciti a fare. Oltre a essere un pugile straordinario, non ebbe mai vergogna di mostrare in pubblico tutte le debolezze della sua emotività.
Il pubblico nutrì per lui un sentimento d'affetto profondissimo, un amore viscerale autentico, si identificò in lui, si immedesimò in ogni suo gesto, in ogni successo e nelle sconfitte più cocenti. Guerriero temerario dal cuore nobile e generoso, fu visto vincere e gioire, esaltarsi ed esaltare, ma anche crollare rovinosamente. Venne avvolto dal fango dell'infamia, si prese la sua rivincita, conquistando l'Europa e stravolgendo ogni classifica e pronostico. Le folle impazzirono per lui. Il destino gli si accanì contro. Lo allontanò dal ring. Subì un ko devastante che lo rese inabile alla professione. Sembrò sconfitto per sempre, venne abbandonato da tutti, dimenticato, eppure ancora compì il miracolo. Tornò a combattere, da grande, dopo quasi due anni di insopportabile lontananza, mentre in Europa l'ira delirante della follia bellica infuriava, stravolgendo ogni cosa, anche per lui.
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