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Edizioni di Sofia
La crisi della ragione moderna in Giacomo Leopardi
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Nel lavoro che affronta in prima battuta i rapporti tra il pensiero del giovanissimo Leopardi, le letture filosofiche e i percorsi biografici, l’autrice coltiva non tanto la preoccupazione strettamente filologica e filosofica, quanto piuttosto l’intuizione e l’attenzione ai passaggi e ai segreti collegamenti tra contenuti e personaggi del Dialogo filosofico sopra un moderno libro (1812). Parte non trascurabile dell’opera è riservata, d’altra parte, all’analisi delle complesse e non sempre chiarite interferenze tra Leopardi e i filosofi moderni, Kant e la scuola tedesca in particolare, con sottolineature di significativo spessore per i pensatori di maggiore affinità con il Recanatese, Rousseau e Pascal. L’interrogativo di fondo: “Leopardi ateo e materialista o religioso?” viene affrontato espressamente nell’ultimo capitolo, in termini che invitano a un ripensamento delle posizioni leopardiane sullo specifico. Anche in questo caso, l’autrice fa tesoro di una indicazione di “metodo” dello stesso Leopardi: “Oltreché a chi manca il colpo d’occhio non può veder molti né grandi rapporti, e chi non vede molti e grandi rapporti, erra per necessità spesso bene […]. L’esattezza è buona per le parti, ma non per il tutto”.
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