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Blues di banlieue
Blues di banlieue
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Strana razza di idraulico pignolo e disilluso imbarcato per caso in un mestiere imparato controvoglia durante un soggiorno in galera per rapina a mano armata Dan è un uomo in rivolta. Contro il suo destino baro che l’ha gettato nei cantieri di una Francia flessibile e globalizzata ossia precaria e clandestina mentre lui sognava di diventare scrittore. Ma anche contro la miseria morale che accomuna ormai padroni e dipendenti subappaltatori e interinali formiche meschine di un grande gioco frenetico in cui tutti sembrano perdere o perdersi. Dan è un uomo in rivolta perché pur con tutto il suo passato di galeotto è un uomo profondamente morale. Si staglia con quella sua incongrua statura in una terra desolata efficacemente rappresentata da cantieri fantasma delle periferie urbane luoghi che paiono usciti da un brutto futuro prossimo senza forma né anime universo multirazziale per eccellenza caos di popoli e di lingue. E poiché è un uomo morale Dan decide di scoprire che ne ha fatto il suo capo Dolto della cassaforte della ditta trafugata nottetempo alla volta della Normandia. Così approfittando dell’assenza per malattia che il medico gli ha concesso per il suo stato di esaurimento Dan parte all’inseguimento del proprio capo. Una caccia all’uomo che assume via via una dimensione quasi metafisica un percorso di ricerca che è nel contempo il bilancio di un’intera vita e che si concluderà con uno smacco di follia e di morte. Con una lingua in cui argot e gergo settoriale si fondono a inaudite raffinatezze a squarci di lievissima pura poesia Aurousseau costruisce un mondo delinea figure indimenticabili tratteggia tipi umani vividissimi buoni e meschini coraggiosi e pavidi a comporre un quadro in cui miracolosamente in perfetto equilibrio convivono realismo e invenzione precisione da manuale di termoidraulica e visionaria intuizione lirica.
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