1
/
of
1
Giappichelli Editore
Fantastic voyage: Attraverso la specialità del diritto penale
Fantastic voyage: Attraverso la specialità del diritto penale
Regular price
$7.99 USD
Regular price
Sale price
$7.99 USD
Shipping calculated at checkout.
Quantity
Couldn't load pickup availability
Al fine di rendere più agevole agli studenti il ricordo delle lezioni introduttive al corso di diritto penale II da me insegnato a Firenze nell’anno 2016, pubblico, in questa versione assolutamente parziale e incompleta, alcune riflessioni che sto maturando sul concetto di “specialità” nel diritto penale. Come si comprenderà leggendo le pagine che seguono, in questo testo c’è qualcosa di più e di diverso rispetto a quello che può essere detto, ragionevolmente, in un corso di lezione del III anno di Giurisprudenza: nonostante tutto, ho ancora ben presente che l’insegnamento istituzionale, come le canzoni di Natale, va cantato secondo canoni tradizionali e senza indulgere nelle stranezze. Oltre a qualche cosa di più, nel testo che segue c’è anche tanto di meno rispetto a ciò che si è detto a lezione. Manca la voce degli studenti, ed è un peccato perché, negli ultimi anni, anche da noi gli studenti hanno imparato a parlare: con tutti gli altri e non solo con il vicino di posto. Questo consente a chi insegna, se lo vuole, di smettere, a sua volta, di declamare la lezione come farebbe una radio. Forze prima contrapposte possono essere, ora, utilizzate sinergicamente: questa feconda interazione è una bella novità, tra le tante cose che non vanno. Come dicevo, quello che qui si rende disponibile alla lettura è un ibrido necessitato. È un testo che mette fianco a fianco un percorso di studio molto personale (e qualche volta ancora criptico) e un discorso svolto con fine didattico, È una fermata prima del bivio; di qui in avanti bisognerà scegliere con decisione quale strada prendere e buttare via quello che non serve. Nei successivi sviluppi di questo lavoro si tratterà più diffusamente delle parole e del nesso profondo che esiste tra queste e l’esperienza della visualità: nesso epistemologico fondamentale della cultura umana e dunque anche del diritto penale. Attorno alla visualità orbitano, in tutti gli idiomi, una congerie di verbi dalle sofisticate sfumature semantiche: osservare, vedere, guardare, spiare, mirare; per restare solo ad alcuni termini della lingua italiana. Questi verbi dalle intrecciate e profonde radici descrivono interazioni emotivamente molto pregnanti tra soggetto e realtà: c’è la preoccupazione di chi guarda e fa la guardia; il compiacimento di chi è guardato; l’entusiasmo di chi vede e comprende; il turbamento di chi getta la vista lontano, penetrando il futuro come fosse trasparente. La diversità esperienziale è colta, si diceva, da una molteplicità di verbi. Ma accanto ai verbi che descrivono i modi di vivere la visualità, vi sono le parole che ogni giorno riproducono pittoricamente, dentro di noi, l’esperienza stessa della realtà: si combinano in frasi, enunciati, sequenze capaci di animare, con gestaltica efficacia, l’immaginazione mimetica del mondo. È un discorso che tocca profondamente il diritto penale, dal momento che la sua “parte speciale” contiene uno dei più ricchi e concentrati giacimenti di tali formule, offrendo a chi le legge una vera e propria imagerie du mal. Queste riflessioni sono dedicate al mio amico Mario Coloretti, medico e letterato dei suoi tempi. Voleva scrivere il più lungo romanzo della storia, ma un aneurisma si è messo di mezzo ed è in coma dal 2011. Ora sta lì: se ipsum curans; con il solo ricordo delle parole tiene in scacco sia la vita che la morte.
Share
