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Dante rivoluzionario borghese: Per una lettura storica della Commedia
Dante rivoluzionario borghese: Per una lettura storica della Commedia
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L'Autore legge invece la Commedia come l'espressione e la principale testimonianza letteraria di un triplice evento epocale, di importanza fondamentale per l'evoluzione socio-politica e culturale del mondo occidentale: (1) in primo luogo, il successo iniziale, in quella Firenze che era la più rivoluzionaria delle città europee del Medio Evo, dell'emancipazione della borghesia urbana dall'aristocrazia feudale, con tutti i suoi immensi riflessi culturali e ideologici; (2) in secondo luogo, la crisi mortale della borghesia rivoluzionaria, negli anni a cavallo del XIII e XIV secolo, causata dalla schiacciante forza della Chiesa di quei tempi - e quindi, indirettamente, del feudalesimo - in Italia; crisi che porterà ben presto al trionfo delle Signorie e dei Principati, e con essi a quella nuova Italia "umanistica", così innovativa nella cultura e nell'arte, ma così poco nuova ed "umana", ed anzi apertamente reazionaria, nella politica; e (3) in terzo luogo, l'inizio di una visione positiva, "borghese", dell'uomo e del mondo, l'emergere delle prime 'eresie' e dei movimenti riformistici della Chiesa, la risposta della Chiesa non solo in chiave repressiva, ma anche con la fine del primato del monachesimo e dell'ideologia del 'disprezzo del mondo', e l'istituzione innovatrice dei due ordini mendicanti predicatori, i francescani e i domenicani, che per la prima volta, all'estremo opposto dei monaci che "fuggivano dal mondo", ora vi entravano per predicare alla gente nella loro lingua vernacolare. E tutto ciò nel contesto messianico, apocalittico e visionario del Duecento, dei profondi fermenti rinnovatori suscitati da Gioacchino da Fiore, e continuati e rinnovati dagli Spirituali francescani. Di tutto questo, Dante è potente e straordinario interprete, oltre che protagonista, impegnato fino a rischiarvi la vita. Sa di essere tale, e altro non chiede che di essere ascoltato.
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